News online
Data di ultima revisione: 29/04/2010
|
In questa pagina sono raggruppati articoli di interesse otorinolaringoiatrico, ricavati dalla stampa internazionale o da riviste scientifiche specialistiche. Gli articoli giornalistici vengono riportati così come trasmessi dagli organi di stampa, senza commenti, mentre le pubblicazioni scientifiche vengono liberamente interpretate al fine di renderle più facilmente comprensibili. |
|
|
Il cervello umano, modifica le sue connessioni per fronteggiare al meglio improvvise privazioni di udito o vista Gli scienziati spiegano che le strategie di riabilitazione per le persone cieche e sorde dovrebbero tener conto proprio delle modificazioni nella struttura e nelle funzioni del cervello, che seguono la perdita di uno di questi sensi. Lo studio, oltre a descrivere questi cambiamenti, stabilisce i principi comuni attraverso cui il cervello fronteggia l’improvvisa perdita di un senso. In pratica, si tratta di strategie che aiutano le persone a interagire efficacemente con l’ambiente, anche se all’improvviso non vedono o non sentono più. Ad esempio, in risposta alla privazione sensoriale il cervello potenzia la capacità di localizzare l’origine dei suoni e migliora la memoria verbale nei ciechi. Oppure potenzia la visione periferica nei sordi, che diventa sensibilissima. Si tratta di cambiamenti utili, che però possono alterare l’abilità del cervello di elaborare gli stimoli tenendo conto del senso mancante. Ma possono anche influire sui tentativi di riabilitazione che puntano a ripristinare la funzione sensoriale perduta. Ecco perché è bene considerare questa capacità cerebrale quando si disegnano i programmi di riabilitazione. |
|
Citomegalovirus: viremia connessa a perdita di udito neonatale Livelli dosabili di DNA da citomegalovirus (CMV) sono associati a perdita dell’udito nei neonati con infezione sintomatica congenita da CMV che coinvolge il sistema nervoso centrale. Il CMV congenito è la più comune infezione congenita e la principale causa di perdita dell’udito nei bambini. Nonostante il fatto che le manifestazioni a carico del sistema nervoso centrale alla nascita nei neonati con CMV congenito sintomatico siano predittive di deficit cognitivi e motori, questo non è il caso della perdita dell’udito. Allo scopo di massimizzare il beneficio terapeutico ed al contempo minimizzare l’esposizione ai farmaci, la definizione dei metodi per prevedere la perdita dell’udito è di massimale importanza. Mediante l’uso della PCR è possibile rilevare i bambini a maggior rischio si perdita dell’udito e trattarli in modo aggressivo con farmaci antivirali. |
|
Telefonini a rischio cancro Pericolo cancro per chi utilizza i telefonini: il sospetto è stato formulato in base ai risultati di uno studio finanziato dalla Commissione Europea da cui risulta che i campi elettromagnetici generati dai telefoni cellulari provocano un’interazione fra radicali liberi e DNA. Il dato conferma un’altra recente osservazione compiuta in Svezia e che era giunta alla conclusione dell’esistenza di un rapporto causale fra utilizzo dei telefonini e un tumore benigno dell’apparato uditivo. Gli autori della ricerca, che raccomandano maggior cautela nell’utilizzo dei cellulari da parte del pubblico, sottolineano la necessità di finanziare nuovi studi di approfondimento. Chi usa il cellulare da più di 10 anni ha una probabilità doppia di ammalarsi di neurinoma acustico, una forma di tumore che colpisce il nervo dell’udito. Lo rivela uno studio svedese, condotto dai ricercatori del Karolinska Institute, secondo i quali, però “il pericolo riguarda i vecchi telefonini analogici. Non possiamo invece dimostrare se lo stesso rischio vale anche per i digitali (GSM)”, che oggi dominano il mercato mondiale della telefonia mobile. Lo studio ha coinvolto 150 pazienti con neurinoma acustico e 600 persone sane. Ebbene tra chi aveva iniziato a usare il cellulare almeno dieci anni prima della diagnosi il rischio di tumore risultava raddoppiato, spiegano i ricercatori. A essere minacciato – precisano – è solo il lato della testa sul quale normalmente viene appoggiato il telefonino, al punto che il rischio per l’orecchio che ascolta e’ risultato quadruplo rispetto all’altro. |
|
Otite media: timpanostomia precoce raccomandata nei casi persistenti o ricorrenti Nei casi di otite media persistente o ricorrente, potrebbe essere raccomandato il piazzamento precoce di un tubo timpanostomico: alcuni pazienti richiedono la reinserzione, ma coloro che dopo cinque anni sono guariti presentano livelli uditivi simili a quelli di coloro con orecchie sane, il che suggerisce che non necessitino di monitoraggio. In letteratura non vi erano finora studi sul monitoraggio a lungo termine esteso di bambini trattati con l’inserimento precoce di tubi di ventilazione (VT) per otite media con effusione (OME). Questa mancanza di dati sistematici ha sollevato molti quesiti, e messo in dubbio l’appropriatezza della terapia VT. Il trattamento precoce con VT è invece raccomandabile per i bambini con OME persistente. I genitori dovrebbero essere informati del monitoraggio a lungo termine di questi bambini, della possibile necessità della ripetizione dell’inserzione del VT e delle potenziali sequele che a volte necessitano di un intervento chirurgico. Dal punto di vista dell’udito, l’inserzione ripetuta di un tubo timpanostomico per otite media acuta ricorrente o con effusione nei primi anni di vita costituisce un trattamento sicuro. |
|
Otite media acuta non grave: accettabile attesa vigile Piuttosto che la terapia antibiotica immediata, l’attesa vigile costituisce un approccio adatto alla gestione dell’otite media acuta: tale strategia potrebbe però essere sottoapplicata. Sono necessari diversi elementi perché una strategia basata sull’attesa vigile possa avere successo, fra cui un metodo per classificare la gravità della malattia, l’educazione dei genitori, la gestione dei sintomi, l’accesso all’assistenza per il monitoraggio e l’uso di un regime antibiotico efficace se necessario. Si rendono comunque necessari cambiamento sostanziali nei punti di vista sia del medico che del paziente per rendere la sola osservazione iniziale un’alternativa ampiamente applicata per questa malattia. |
|
Otite media da Streptococco pyogenes distinta da aggressività locale L’otite media acuta da Streptococcus pyogenes colpisce in qualche modo i bambini più grandi, e risulta localmente più aggressiva dell’otite media causata da altri patogeni. S. pyogenes, lo streptococco beta-emolitico di gruppo A, è la quarta causa batterica più comune di otite media acuta, ed è in grado di causare la più ampia gamma di malattie in assoluto fra tutti i patogeni conosciuti. La sua otite acuta è associata a febbre, segni di infezione del tratto respiratorio superiore e vomito meno frequentemente di altre, più spesso monolaterale e meno facilmente associata ad uso recente di antibiotici o precedenti episodi di otite media; essa invece è più facilmente associata a drenaggio spontaneo dell’orecchio e sviluppo di mastoidite. Il presente studio è stimolante, dovrebbe dare adito ad ulteriori indagini e fornisce ulteriore impeto per lo sviluppo di un vaccino efficace contro questo batterio. |
|
Otite media con effusione: molteplici i fattori correlati Nello sviluppo dell’otite media con effusione (OME) sono coinvolti molteplici fattori sia immunologici che meccanici, ed anche l’ereditarietà sembra svolgere un ruolo. E’ stato infatti rilevato che sia la sensibilizzazione delle IgE che i sintomi allergici respiratori (sibilo ed ostruzione nasale) sono variabili indipendenti correlate all’OME. Altri fattori correlati sono un’anamnesi familiare di OME e la frequenza di centri pediatrici. Potrebbe essere possibile prevenire l’OME con farmaci anti-allergici: i sintomi allergici respiratori sono infatti i target più diretti per un possibile intervento farmacologico. |
|
|
Russare accorcia la vita. Per chi soffre di questo problema il rischio di ictus aumenta di quasi 4 volte, quello di ipertensione arteriosa di 2,5, quello di diabete raddoppia La sonnolenza diurna è infatti una delle conseguenze principali della sindrome dell’apnea ostruttiva, una patologia sottostimata ma con costi socio-sanitari rilevanti, che in Italia colpisce oltre un milione e 600 mila persone. Uno studio dell’Istituto superiore di sanità ha quantificato in oltre 800 milioni di euro l’anno i costi direttamente riconducibili a questi disturbi. Anche perché vincere il problema è semplice, con rimedi a domicilio, oggi disponibili e a basso costo. “Il trattamento – spiega Antonio Corrado, presidente nazionale Aipo – prevede l’utilizzo di una maschera nasale o facciale che, applicata durante il sonno, consente di normalizzare la respirazione e dormire meglio. Ovviamente, si deve porre attenzione anche al controllo del peso corporeo, evitare il fumo e l’assunzione di alcool prima di andare a letto”. La diagnosi avviene attraverso una valutazione strumentale durante il sonno. “L’esame più affidabile – afferma Francesco Fanfulla, responsabile del gruppo di studio sui Disturbi respiratori nel sonno dell’Aipo – è la polisonnografia, anche se spesso si ricorre ad indagini più semplici e sufficientemente valide, riservandola solo ai casi clinici meno conclamati”. In Italia vi sono oggi solo 160 strutture pneumologiche in grado di diagnosticare e trattare correttamente questa patologia: ognuna dovrebbe seguire 10 mila pazienti. Un’indagine condotta in Toscana ha indicato che sono necessari 60 giorni per accedere alla prima visita, 300 per iniziare il trattamento. “E’ necessario pertanto – prosegue Fanfulla – ridefinire l’approccio a questa patologia, a favore di un modello articolato che preveda percorsi diagnostico-terapeutici flessibili, sia ambulatoriali che riabilitativi, per venire incontro alle esigenze dei pazienti e gestire opportunamente i casi più complessi e gravi”. |
|
L’efficacia del trattamento a breve ed a lungo termine con le radiofrequenze (RF) dell’apnea ostruttiva notturna (OSA) 72 pazienti affetti da OSA con ostruzione alla base della lingua e del palato (età media 35.8+/-10.9; indice di massa corporea 28.8+/-2.4 kg/m2), sono stati arruolati allo studio e ne sono state analizzate le radiografie e le caratteristiche fisiologiche. Sono stati effettuati diversi trattamenti con le radiofrequenze per ridurre il tessuto in eccesso. La media del follow-up è stata 14.2 +/- 1.8. La media dell’indice apne/ipopnea iniziale (AHI), AHI a breve termine ed AHI a lungo termine è stata: 35.6 +/- 9.2, 12.5 +/- 4.8 e 16.8 +/- 3.2, rispettivamente. La media iniziale della saturazione dell’ossigeno, a breve termine e a lungo termine è stata: 85.6 +/- 3.4 %, 88.7 +/- 2.9 %, and 88.2 +/- 1.7 %, rispettivamente. L’alterazione dell’indice di massa corporea è stato differentemente significativo nei pazienti con o senza recidive (2.8 +/- 1.8 vs 0.3 +/- 0.2 kg/m2, P < 0.01). 40 pazienti (55.6%) hanno riportato esiti positivi a lungo termine, mentre 8 pazienti (16.7%) che avevano riportato esiti positivi a breve termine, hanno poi avuto recidive a lungo termine. In conclusione, l'RF è una terapia poco invasiva ed efficace che determina esiti positivi a lungo termine. |
|
Apnea ostruttiva nel sonno: ossimetria a domicilio valida quanto polisonnografia L’ossimetria a domicilio può risultare valida quanto la polisonnografia nel predire la risposta al trattamento dell’apnea ostruttiva nel sonno. Lo scopo pratico della valutazione diagnostica nella maggior parte dei casi di apnea ostruttiva nel sonno è predire quali pazienti hanno sintomi che miglioreranno con il trattamento. I monitor portatili registrano principalmente la saturazione dell’ossigeno, possono essere usati a domicilio senza supervisione e sono più economici della polisonnografia. La capacità del medico di predire gli esiti del trattamento con pressione positiva continua nei singoli soggetti non è significativamente maggiore con la polisonnografia che con il monitoraggio ossimetrico: per scopi pratici la polisonnografia può essere rimpiazzata dal monitoraggio domiciliare per molti pazienti con sospetta apnea nel sonno. Nonostante il fatto che ciò non basterà per tutti i pazienti, questa considerqazione merita attenzione concreta quale primo passo in uno schema dove i pazienti con test positivi vengono direttamente sottoposti a tentativi di trattamento e non vengono seguiti ulteriormente per controllare se migliorano in modo significativo. |
|
Apnea ostruttiva nel sonno connessa con aumento del tasso di aritmia Rispetto ai soggetti sani o russanti, i pazienti con apnea-ipopnea ostruttiva nel sonno vanno incontro a più episodi di aritmie sinusali e sopraventricolari, ed inoltre la condizione respiratoria è connessa ad un aumento della frequenza della depressione notturna del segmento ST. Questi pazienti vanno incontro a più episodi aritmici anche durante il giorno, e la loro saturazione di ossigeno arteriosa minima è stata posta in correlazione con le aritmie stesse, mentre l’indice di risveglio ed i livelli di epinefrina durante il giorno sono stati posti in correlazione con la depressione del segmento ST. Questi dati dimostrano che i pazienti con sindrome dell’apnea-ipopnea ostruttiva nel sonno vanno incontro a disturbi del ritmo cardiaco più frequentemente dei soggetti sani, ed il russamento da solo non è associato ad un aumento della frequenza di questi problemi. |
|
Scarso sonno connesso all’obesità I soggetti in sovrappeso o obesi riferiscono di dormire meno nell’arco di una settimana rispetto alle loro controparti di peso normale. Inoltre, la patogenesi della sindrome metabolica sembra avere le sue radici nel periodo di transizione dall’adolescenza all’età adulta. In generale, i fattori che influenzano la durata totale del sonno sono tre: lavoro notturno, sesso maschile ed obesità . La durata del sonno diminuisce con l’aumentare dell’indice di massa corporea (BMI), e la presenza di disordini specifici del sonno quali insonnia o apnea ostruttiva nel sonno non influenza questo rapporto. La perdita di sonno può avere conseguenze metaboliche ed ormonali: ad esempio, la restrizione del sonno può ridurre i livelli di leptina, un ormone coinvolto nella regolazione dell’appetito, mediando pertanto la correlazione sonno-obesità . La veglia, d’altro canto, potrebbe semplicemente agire aumentando il periodo di tempo trascorso mangiando. Nonostante il fatto che lo studio non stabilisca una correlazione fra sonno ed obesità , l’aumento del sonno notturno di 20 minuti è associato ad una diminuzione della BMI. E’ fondamentale determinare l’importanza della mancanza di un quantitativo sufficiente di sonno durante i primi anni della formazione nel porre la giovinezza del soggetto nella direzione verso l’obesità e la sindrome metabolica, direzione che potrebbe essere alterata se la perdita di sonno svolgesse davvero un ruolo in quest’epidemia. |
|
Asma infantile: rinite aumenta uso risorse sanitarie I bambini con asma e rinite allergica vanno incontro a maggiori costi per la gestione dell’asma e vengono ricoverati più di frequente rispetto a quelli solamente con asma. Ciò risulta coerente con quanto rilevato da altri due studi statunitensi che hanno investigato l’effetto incrementale della rinite allergica o dei disturbi ad essa correlati sui costi sanitari dovuti all’asma. La coesistenza di asma e rinite allergica identifica un gruppo di bambini ad alto rischio che dovrebbero essere candidati alla terapia: la rinite allergica costituisce un fattore predittivo indipendente di ricovero per asma e di un maggior numero di visite dal medico di base oltre che dell’aumento dei costi sanitari, indipendentemente dalla gravità dell’asma. |
|
Rinite allergica: filtri nasali prevengono sintomi durante esposizione agli allergeni Filtri nasali concepiti per raccogliere il particolato inspirato risultano utili per la prevenzione dei sintomi della rinite allergica durante l’esposizione acuta agli allergeni. Il presente studio è il primo sull’argomento. I risultati sono incoraggianti, ma sono necessari ulteriori studi per esaminare la praticabilità dell’uso dei filtri nasali per periodi prolungati, come sarebbe necessario nel caso delle allergie perenni. In base al presente studio, comunque, oltre a prevenire i sintomi, i filtri attivi sembrano facilitare la risoluzione dei sintomi già insorti. Il 93 percento dei partecipanti allo studio ha affermato che porterebbe volentieri di nuovo i filtri, ma la maggior parte di essi preferirebbe indossarli in privato piuttosto che in pubblico. |
|
Rinite allergica stagionale: steroidi inalatori superano antistaminici Nei pazienti con rinite allergica, sia gli steroidi per via inalatoria che gli antistaminici per via orale aumentano significativamente il flusso aereo nasale, ma il miglioramento risulta superiore con i primi. I corticosteroidi per via intranasale dovrebbe dunque costituire il trattamento d’elezione per l’ostruzione nasale correlata alla rinite allergica stagionale. Fra i soggetti trattati con i due trattamenti non vi sono differenze significative per quanto riguarda la variabile soggettiva della scala sintomatica, con particolare riguardo per l’ostruzione nasale, o nella qualità della vita: i pazienti hanno riportato che entrambi i trattamenti hanno ridotto i sintomi della rinite allergica e migliorato la qualità della vita. Comunque, parametri soggettivi ed oggettivi non sempre sono in correlazione. Le differenze osservate nel presente studio probabilmente riflettono le dimensioni limitate del campione, gli scarsi quantitativi pollinici per la stagione esaminata e l’aumento della variabilità nei parametri soggettivi rispetto a quelli oggettivi. |
|
Chirurgia nasale attenua emicrania refrattaria La correzione chirurgica dei punti di contatto fra superfici mucosali opposte nelle cavità sino-nasali può determinare miglioramenti significativi in alcuni pazienti con emicrania refrattaria: questa procedura potrebbe cambiare il decorso del trattamento per pazienti che soffrono di emicrania ed altri con cefalee. Si pensa che i punti di contatto intranasali portino a dolore nelle zone di distribuzione del trigemino. La cefalea da contatto mucosale è un nuovo tipo di cefalea secondaria recentemente aggiunto all’ International Classification of Headache Disorders. Il presente studio necessita di opportuni approfondimenti, ma in questi pazienti la chirurgia sembra davvero migliorare gli esiti. |
|
|
Apnea ostruttiva nel sonno: chirurgia migliora qualità della vita nel bambino L’adenotonsillectomia migliora la qualità della vita ed i risultati della polisonnografia nei bambini con apnea ostruttiva nel sonno (OSA). In generale, fra i bambini con disordini respiratori correlati al sonno, avere o meno OSA non influisce sulla qualità della vita, che però risulta comunque significativamente peggiore rispetto a quanto riscontrato nei bambini sani. Anche se con questo metodo non tutti i bambini risultano guariti dalla propria patologia respiratoria, sulla base dei parametri polisonnografici, il miglioramento nella qualità della vita non risulta per questo meno significativo. Ciò indica che alcuni effetti dei disordini respiratori nel sonno sulla qualità della vita non siano quantificabili mediante la semplice polisonnografia. I parametri ad essa connessi infatti non risultano correlati se non moderatamente a quelli relativi alla qualità della vita. |
|
Apnea ostruttiva nel sonno: adenotonsillectomia efficace sotto i tre anni Nei bambini al di sotto dei tre anni con apnea ostruttiva nel sonno (OSA), l’adenotonsillectomia spesso porta a significativi miglioramenti nel sonno. Comunque, i più piccoli candidati alla procedura hanno maggiori probabilità di presentare comorbidità e problemi conseguenti durante e dopo l’intervento rispetto a bambini più grandi. Dopo l’intervento, il 35 percento dei bambini presenta un indice di stress respiratorio (RDI) inferiore a cinque, che indica assenza di OSA, mentre il 65 percento presenta un RDI pari a cinque o superiore, che indica la persistenza del disturbo. In una parte di questi bambini piccoli, il sonno migliora ma non si normalizza. E’ quindi raccomandato uno studio del sonno, o una polisonnografia, in tutti i bambini al di sotto dei tre anni sottoposti ad adenotonsillectomia per OSA. E’ altresì degno di nota il fatto che più del 25 percento dei bambini sviluppa complicazioni postoperatorie fra cui laringospasmo e marcate desaturazioni, il che sottolinea la necessità di un’osservazione per tutta la notte dopo l’intervento. |
Data di pubblicazione: 07/01/2009

